La singolare storia di Giorgio Rosa e della sua Isola delle Rose

Oggi vogliamo dedicare l’articolo a una delle più incredibili, singolari ed interessanti vicende accadute in Italia, stiamo parlando della storia dell’Isola delle Rose. Ma prima di continuare a leggere l’articolo vi invitiamo a seguirci anche su Facebook e di ascoltare il nostro Podcast. Segnaliamo inoltre una bellissima pellicola che racconta questa storia attualmente su Netflix, si chiama “L’incredibile storia dell’isola delle Rose”

Partiamo dall’inizio, presentando il protagonista di questa vicenda ossia un certo Giorgio Rosa, un ingegnere bolognese che passati i quarant’anni, verso la fine degli anni 60, decise di fare qualcosa che nessuno mai aveva fatto prima, cioè farsi una nazione tutta sua.


Un uomo fuori dagli schemi

Pare che Giorgio Rosa non si trovasse a genio nella società in cui viveva, anzi potremmo dire che fosse come un pesce fuor d’acqua. Si trattava di un visionario, una persona che aveva una maniera tutta sua di intendere la vita, giusto per fare un esempio, come tesi di laurea aveva portato il prototipo di una macchina a motore costruita interamente da sé stesso. Probabilmente proprio per questo gli venne in mente di creare un posto suo e di chiunque volesse svincolarsi dalle regole di una società troppo incanalata verso un certo stile di vita, certi modi di vedere le cose e certi modi di pensare.


Un’idea geniale, costruire un’isola


Così Giorgio Rosa nel 1957 partorì la sua idea, ossia costruire una piattaforma galleggiante al largo di Rimini che fosse vicina all’Italia ma lontana quanto bastasse per essere fuori dalle acque territoriali italiane. Iniziò così la costruzione, un progetto ambizioso e complesso poiché consisteva nel costruire una piattaforma di 400 metri quadrati fatta di tubi d’acciaio, nel bel mezzo del mare adriatico e da ancorare al fondale. Il progetto richiese molto tempo e fu volte ostacolato dalla burocrazia ma andò a buon fine. Tuttavia, il fatto che Giorgio Rosa volle realizzarla fuori dalle acque territoriali fece in modo che intorno alla sua “isola” si creasse un alone di mistero, in tanti cominciarono a chiedersi cosa ci fosse sotto: una base missilistica sovietica? Un casinò illegale? Cosa?


Un nuovo stato: nasce la “Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose”


Quello che tutti si chiedevano ma che nessuno riusciva proprio a capire era che l’insofferenza di Giorgio Rosa, per non riuscire ad integrarsi nella società, era così grande che il suo progetto non era nient’altro che creare un posto suo. Ad un certo punto capì che il passo successivo sarebbe stato “ufficializzare” la sua isola e renderla una nazione vera, indipendente e, soprattutto, libera sia formalmente che socialmente. Nel 1968, dunque, Giorgio Rosa proclamò la sua isola una nazione indipendente a tutti gli effetti. C’era una lingua ufficiale, l’esperanto, c’era una moneta ufficiale, il Mill, dei francobolli e addirittura dei simboli come l’inno nazionale e la bandiera, oltre a un governo.


La reazione dell’Italia


La prima reazione del governo italiano fu un blocco navale, cioè impedire a qualsiasi imbarcazione turistica, privata o di rifornimento di arrivare all’isola. Il governo non fu in grado di capire le reali intenzioni di Giorgio Rosa e mancò una vera e propria comunicazione. Di fatti il governo italiano non sapeva se si trattasse di semplice abusivismo edilizio, come solito in quel periodo, di una stazione radio, di una minaccia politica o altro. I politici erano turbati dall’idea che ci fosse un precedente, che fosse così facile creare un’entità nazionale al largo delle coste italiane. Così, vista anche la pressione della chiesa che vedeva di cattivo occhio quello che presumibilmente succedeva sull’isola (alcol, sesso, droga, chi lo potrà mai sapere), la situazione sfuggì di mano.


La fine dell’isola


Il 26 giugno del 1968 l’isola venne occupata dalle forze di polizia italiane. Giorgio Rosa inviò un telegramma di protesta all’allora presidente della Repubblica Italiana Giuseppe Saragat, lamentando l’occupazione militare e i danni conseguenti, senza mai ricevere risposta. La piattaforma venne pian piano evacuata e all’inizio del 1969 venne fatta saltare con due cariche esplosive. Si inabissò da lì a poco a causa delle forti mareggiate. Finì così l’isola delle rose.


Genio o follia

Fu una scintilla di genio, la pazzia di un visionario, il capriccio di un ricco ingegnere o semplicemente qualcosa che non sapremo mai. L’isola delle Rose fece innamorare tutti all’epoca, ma fu velocemente dimenticata e catalogata come un qualsiasi tormentone estivo. Magari, nell’isola, c’era tutta la voglia di vivere in una società più svincolata da certi tabù, più semplice magari. Giorgio Rosa è morto di recente, nel 2017.


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