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Parola agli studenti: Flora ci racconta l'Ungheria che non conosci

Questa settimana lasciamo la parola a Flora, una giovane ragazza ungherese con cui ho avuto e ho tutt'ora il piacere di approfondire la lingua e la cultura italiana. Generalmente quando pensiamo al suo paese ci vengono in mente gli aspetti più iconici, quali il gulyás o le piscine termali. Allora ho chiesto a Flora di raccontarci qualcosa che non conosciamo ma che dovremmo assolutamente fare, sapere o vedere se fossimo lì. Prima di leggere l'articolo, non perdetevi tutti i contenuti relativi alla lingua e la cultura italiana che pubblichiamo su Instagram, Facebook e Youtube, oltre che i nostri Podcast. Ecco le parole di Flora.


Image by Rúben Gál from Pixabay


Nonostante gli ungheresi siano considerati persone un po’ pessimiste, o meglio dire realiste, ci sono alcune cose di cui potremmo essere orgogliosi, per esempio: il cubo magico di Rubik, la scoperta della vitamina C o il famoso calciatore Puskás. Ma cerchiamo di andare un po’ oltre le cose che tutti conoscono.


Oltre la paprika e il gulasch

Per quanto riguarda la cucina ungherese, di solito, la maggior parte dei turisti conosce solo la paprika e il gulash, però la nostra gastronomia è ricca e io consiglierei a tutti di provare il buonissimo lángos, un piatto perfetto d’estate e magari è un po’ simile alla pizza fritta napoletana. Oltre al lángos, il lecsó è un altro piatto molto apprezzato dagli ungheresi, che è una sorta di ragù di verdure e va bene con riso o con uova strapazzate, a volte si usa mangiarlo anche per colazione.


“Dai, bevi un po’ di pálinka!”

Quando si è invitati a cena dagli ungheresi, la prima domanda che si rivolge solitamente è “Chi guida?”, tranne il guidatore, tutti sono “costretti”, per così dire, a bere un bicchierino della famosa pálinka che ha una gradazione alcolica abbastanza alta (37-85%) ed è spesso fatta in casa con diversi tipi di frutti, più comunemente con prugna o pera. Esistono però anche altri tipi, per esempio con noci o miele. Inoltre, molti credono che la pálinka funzioni come una medicina che cura il raffreddore o il mal d’amore, cioè è una “bevanda universale”. Sebbene sia molto diffusa, in Ungheria è anche comune brindare con l’Unicum che è un famoso amaro ungherese, forse tra i più noti assoluto.


Il vino muffato e ‘il mare ungherese’

Tramonto sulle rive del lago Balaton - Image by Eszter Miller from Pixabay


I bagni termali sono molto popolari, ce ne sono tanti in tutto il paese e i più famosi che si trovano a Budapest sono i Bagni Széchényi con un bellissimo complesso costruito nello stile neobarocco. Per andare in vacanza d’estate, il lago Balaton, che viene anche chiamato “il mare ungherese”, è una ottima scelta per molte famiglie e anche per i giovani dato che a Zamárdi, sulla riva del lago Balaton, si svolge il Balaton Sound che è uno dei più grandi festival di musica elettronica outdoor in Europa.


Tra le montagne che circondano il lago, la più meravigliosa è il Badacsony dove si possono sorseggiare vini eccellenti. Tuttavia, per chi voglia assaggiare il vino muffato più famoso, vale la pena scoprire i vigneti di Tokaj-Hegyalja da cui viene prodotto il vino Tokaji aszú. Il Tokaji si matura in quelle cantine dove la parete è coperta dalla così-detta “muffa nobile” e questo dà il sapore unico al vino.









L'Italia vista dagli occhi degli ungheresi


“Amava il dissimulato sentimentalismo della cucina italiana: la cucina europea e francese, di solito, predilige i sapori smorzati, delicati, appena accennati, disciplinati, come i colori negli abiti maschili. L’italiano invece ama il gusto molto dolce, molto acido, i sapori molto intensi, e riesce ad attribuire un significato sentimentale anche alle incommensurabili montagne di pasta.”


Antal Szerb: Il viaggiatore e il chiaro di luna


La cultura italiana è molto apprezzata in Ungheria, non è raro che le famiglie vadano in Nord-Italia in vacanza. Nelle scuole, soprattutto al liceo, si insegna anche la letteratura italiana o si può scegliere l’italiano come lingua straniera. Oltre a questo, svariati scrittori ungheresi avevano un legame personale con l’Italia, tra di loro è doveroso menzionare Sándor Márai che passò anni in Sud-Italia, in particolare in Campania. Poi, un capolavoro poco conosciuto, Il viaggiatore e il chiaro di luna di Antal Szerb, che è un romanzo che tratta di un viaggio in giro per l'Italia che è anche un viaggio del protagonista dentro sé stesso e il proprio passato.

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