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Gli 8 "orrori" più comuni che gli italiani fanno quando parlano

Siamo tornati dopo un lungo mese di pausa, e vorremmo cominciare l’anno parlando di lingua italiana. La lingua e la cultura italiana sono proprio l’oggetto di questo blog e difatti molti dei lettori che frequentano questa pagina sono studenti della nostra lingua.


Studiare una lingua straniera è un vortice di emozioni; si comincia con l’entusiasmo che spesso, e presto, sfocia nella frustrazione, per poi diventare senso di appagamento e soddisfazione quando la lingua si impossessa di noi e riusciamo a maneggiarla con cura.


Allora, una vera spinta motivazionale potrebbe essere sapere che gli stessi italiani, incluso il sottoscritto, fanno decine e decine di errori quando parlano la propria lingua. Vediamo gli 8 errori più comuni che fanno gli italiani ma prima non dimenticate di seguirci anche su Facebook e di ascoltare il nostro Podcast.


Ma però

Ecco un classico, demonizzato come uno degli errori più gravi. In realtà non è nemmeno un errore, è semplicemente una ripetizione un po’ ridondante. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di due congiunzioni avversative, cioè due paroline che legano due frasi dando un significato si potrebbe dire di contrarietà. “Vorrei andare al cinema con loro ma però odio quel genere di film”, in questo esempio è visibile la doppia congiunzione, un po’ inutile.


Piuttosto

Il cattivo uso dell’espressione “piuttosto che” è molto più grave. L’errore avviene soprattutto in alcune regioni del nord dell’Italia. “Piuttosto che” generalmente assume il significato di “anziché”, osserviamo l’esempio: “Potremmo andare al thailandese piuttosto che la solita pizzeria”, in questo esempio si propone un’alternativa alla solita soluzione. Quando viene usato male, si dà un significato di “anche”, come nell’esempio: “Offriamo molti servizi, un’analisi di mercato piuttosto che una banca dati dettagliata di clienti”. Questo errore è molto grave e rischioso perché è un errore di comunicazione.


Se lo sapevo...


Un sempreverde degli “orrori” grammaticali. Molto spesso noi italiani abbiamo problemi con il congiuntivo, capita anche ai più attenti. Dobbiamo dire che questo è un errore grossolano, ma molto frequente, osserviamo l’esempio: “Se sapevo della festa ti avvisavo, ti pare?!?” nell’esempio manca totalmente la condizione, introdotta dal congiuntivo, e la conseguenza, introdotta dal condizionale, tutto si fa all’imperfetto. La versione corretta è: “Se avessi saputo della festa ti avrei avvisato, ti pare?!?”.


Gli VS Le

Questo è davvero molto comune e frega anche i più scaltri! Queste due paroline, oltre ad essere degli articoli, sono dei pronomi che usiamo per introdurre i cosiddetti complementi di termine, seguiamo l’esempio: “Ho visto Maria e le ho dato la lettera poi ho visto Gianni e gli ho raccontato di aver appena visto Maria”. Abbiamo usato il pronome “le” per dire “A Maria” e il pronome “gli” per dire “A Gianni”. L’errore che spesso fanno gli italiani è usare “gli” sia per il femminile che per il maschile, in questo modo: “Ho visto Maria e gli ho dato la lettera poi ho visto Gianni e gli ho raccontato di aver appena visto Maria”. Inutile dire che è un errore, sebbene non troppo grave dal punto di vista comunicativo.


Mi mangio una bella pizza (Si dice: mangio una bella pizza)

I verbi mangiare e bere non sono riflessivi, dunque non è necessario quel pronome “mi”, così come nessun altro pronome prima del verbo. Tuttavia, è molto ma molto comune dire: “Ci mangiamo una bella pizza? Ci beviamo una birra”, potremmo dire che è quasi più comune della forma corretta “Mangiamo una bella pizza? Beviamo una birra”.


A me mi piace (Si dice: mi piace / a me piace)

Un’altra imprecisione che è molto comune sentire tra gli italiani è usare un doppio complemento indiretto, osserviamo l’esempio “A me mi piace tantissimo uscire con i miei amici”. Nell’esempio noi diamo la stessa informazione due volte con l’espressione “a me” e il pronome “mi”. Anche in questo caso è un’inutile ripetizione, sebbene non cambi il significato della frase.


Qual'è VS Qual è

Cominciamo la nostra carrellata di errori di ortografia, quelli che non si sentono nel parlato ma si vedono nello scritto. Effettivamente, questo errore riguarda un puro tecnicismo, ossia una situazione che generalmente, e giustamente, quelli che non sono esperti di linguistica ignorano. La versione corretta è “qual è”, ma perché? Perché si tratta di un troncamento, cioè la perdita della vocale finale di una parola. Non si tratta di un’elisione, in cui si mette da parte l’ultima vocale ma si indica con un apostrofo.


Ne o Nè; Se o Sè; Da o Dà?

Questi errori ortografici sono molto comuni ma del tutto insignificanti a livello di significato. Questi accenti non indicano una diversa intonazione, infatti questi sono monosillabi e l’unico accento possibile è quello sull’unica vocale. Si una “ne” per il pronome e “né” per la negazione; si usa “se” per la congiunzione e “sé” per il pronome; infine si usa “da” per la preposizione e “dà” per il verbo dare. Niente di complicato.


Ma cos'è davvero un errore?


Non è così facile rispondere a questa domanda. Fino a che punto possiamo considerare errore una forma sbagliata da praticamente tutti gli italiani? Diciamo che solitamente la lingua assorbe ed elimina elementi ormai obsoleti: Basti pensare che le parole “lui, lei e loro”, che usiamo ampiamente come soggetti, non sono così corretti in teoria; infatti, anderebbero usati in funzione di complementi, come segue “Ella parla; Oggi parlo con lei”. Tuttavia, ogni italiano ha fatto questo errore per così tanto tempo che la lingua si è semplicemente evoluta. Quanti degli errori che abbiamo citato sopra diventeranno “endemici” e quindi accettati? Molto o pochi, speriamo che non lo diventi il congiuntivo :D

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