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Gemme nascoste: Alberobello e i suoi trulli secolari

Aggiornamento: 1 ago 2021

Questo è il primo articolo di una nuova serie che chiameremo gemme nascoste. Cosa significa esattamente? Una gemma nascosta è un luogo meraviglioso ma fuori dai tradizionali percorsi turistici, un luogo che generalmente sfugge alle dinamiche del turismo di massa. In questa serie presenteremo ogni mese una gemma nascosta del nostro paese e, credetemi, ce ne sono davvero tante. Oggi parleremo di una “gemma non troppo nascosta”, ossia la cittadina di Alberobello.

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Alberobello non è per niente una gemma nascosta per gli italiani, ma certamente lo è per i turisti stranieri. Uno dei motivi che la rendono una gemma nascosta è probabilmente il fatto che non sia così facile da raggiungere se non si ha un mezzo proprio. Detto questo cominciamo a raccontare questa gemma. Ciò che rende speciale Alberobello è la sua particolare architettura, infatti questa cittadina è piena zeppa di trulli nel suo centro storico.


Cos’è un trullo?

Si tratta di una costruzione a forma di cono fatta in pietra a secco, è tipica della Puglia centro-meridionale, una zona chiamata altopiano delle Murge. Inizialmente i trulli furono pensati come luogo dove i contadini, conclusa la faticosa giornata di lavoro, potevano riposarsi o vivere stabilmente. La maggior parte delle case di Alberobello è fatta di trulli, almeno nel suo centro storico.


A quando risalgono?


Il trullo non è altro che una rielaborazione del modello preistorico della thòlos, presente in varie zone d'Italia e del Mediterraneo; i trulli sono stati continuamente usati, dalla loro comparsa fino ad oggi. In molte zone della Puglia dove oggi si trovano dei trulli, su tutte Alberobello, si trovano spesso dei reperti archeologici di epoca preistorica, magari capanne in pietra che risalgono all'età del bronzo. Tuttavia, sembra che tali reperti non riguardino i trulli nello specifico e che questi ultimi non siano poi così antichi, diciamo verso la fine del diciassettesimo secolo.


Come sono fatti?

I trulli sono delle costruzioni modulari, cioè costituiti da diversi blocchi, su una base di forma circolare. Le mura sono molto spesse, e le aperture si contano sulle dita di una sola mano, spesso soltanto la porta d’ingresso e una piccola finestrella; questa conformazione fa in modo che il calore all'interno sia ben conservato durante l'inverno nelle giornate più fredde, mentre durante l’estate riesce a respingere il calore esterno mantenendo un ambiente piuttosto fresco. I trulli furono costruiti in pietra calcarea e carsica, abbondante all’epoca, e senza l'uso di malta, per questioni burocratiche, pare che servisse a evitare il pagamento di tributi al Regno di Napoli.


Come nacquero i primi trulli?


L’idea di edificare in quell’area la ebbe nei primi anni del XVI secolo il conte di Conversano Andrea Matteo III Acquaviva d'Aragona, lui portò decine di famiglie di contadini in zona affinché potessero coltivare le terre e ricevere una commissione sui raccolti. Piano piano, cominciarono a nascere oltre alle case anche dei luoghi di ritrovo come locande e taverne.


Il Trullo Sovrano

Questo è uno dei trulli più grandi di Alberobello, si trova in piazza Sacramento, ed è alto ben quattordici metri! Inizialmente era un normale trullo di campagna come tutti gli altri ma poi i suoi proprietari decisero di allargarlo, questa volta usando la malta. Dopo aver cambiato uso tante volte durante la sua lunga storia (sede di una confraternita prima e una farmacia poi) nel 1923 divenne Monumento Nazionale oggi è una bellissima casa museo. D’estate, nel Trullo Sovrano si tengono anche tanti eventi culturali come mostre, spettacoli teatrali e musicali.


La bellissima chiesa

La Chiesa di Sant'Antonio è davvero unica al mondo, perché è praticamente un enorme trullo! L'edificio si trova in una zona della cittadina chiamata rione Monti, e fu voluta dal sacerdote di Alberobello don Antonio Lippolis; fu costruita davvero in poco tempo anche grazie alle offerte della gente del posto. La chiesa fu aperta 13 giugno 1927 nel giorno della festa di Sant’Antonio da Padova, proprio il santo a cui fu anche dedicata la chiesa. Si decise che tutti i maestri trullari fossero esclusivamente cittadini di Alberobello.




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